L’eco del tempo futuro di James Islington

“La certezza è arroganza, Tal, è arroganza e millanteria, e quanti sostengon di possederla meritano soltanto di essere derisi.”

Secondo volume della Licanius Trilogy continua esattamente da dove eravamo rimasti nel primo volume. Non voglio dirvi troppo per non spoilerare esageratamente, dico solo che questo libro è ancora più denso di informazioni del primo.

I personaggi che abbiamo conosciuto nel primo si separano per prendere strade diverse, per perseguire uno sentiero diverso che sono sicura nel prossimo libro li vedrà tutti uniti, perché alla fine, lo scopo ultimo per tutti è quello di tenere attiva la barriera che separa demoni oscuri e assassini dal resto di Andarra. Ogni personaggio avrà un suo percorso, una sua crescita, dei misteri da risolvere, dei demoni interiori da combattere e alla fine credo che il bello di questa trilogia sia proprio questo, la crescita dei personaggi, oltre al rivelarsi di tanti misteri e alle lotte, la magia, gli intrighi.

Nonostante questa trilogia mi stia piacendo molto ho fatto fatica a finire il libro, non per il libro in se, ma perché è un periodo in cui i libri con più di trecento pagine mi sfiancano. Il problema è che il prossimo ha circa 800 pagine, ce la farò?

Anche a voi capitano i periodi in cui non riuscite a leggere libri troppo lunghi? State seguendo questa trilogia? Fatemelo sapere nei commenti!

Editore: Fanucci
Copertina rigida: 23,75€
Formato Kindle: 9,99€
Pagine: 640

Dolores Claiborne di Stephen King

“Certe volte fare la carogna è tutto quello che resta ad una donna”.

Dolores è accusata di aver ucciso Vera Donovan, un’anziana signora per cui lavora ormai da venti anni. Vera non è mai stata facile da gestire, sia prima che dopo essere costretta a letto, ma Dolores afferma di non averla uccisa. Tra loro c’era un rapporto particolare e durante il lungo interrogatorio Dolores racconterà cosa le ha legate per tanto tempo, ammetterà l’unico omicidio che ha commesso e il motivo per cui l’ha fatto.

Dolores Claiborne è appunto questo un lungo interrogatorio in cui l’unica a parlare è la stessa Dolores che ripercorre alcuni fatti salienti della sua vita, tra cui l’omicidio di suo marito e la morte di Vera. Dolores è una donna forte, ma come molte le donne forti lo sono diventate per un momento di debolezza che le sono costati anni di sofferenze, pur di proteggere se stessa ma soprattutto i propri figli.

Anche in questo libro King mi ha colpito per aver saputo esprimere l’animo di una donna spezzata, stanca, vessata. Una donna mamma che diventa una guerriera pur di tenere al sicuro i propri figli e in tutto questo un’altra donna le è stata di aiuto. Cosa faremo se non avessimo quella persona a cui poter affidare le nostre lacrime, seppur quella persona non l’amassimo completamente? A volte basta la persona giusta al momento giusto a cui raccontare cosa ci affligge per trovare una soluzione ad un problema.

Questo libro mi ha fatto male in mille modi, ha messo a nudo i miei sentimenti, la mia vita. Ha messo in mostra aspetti di ciò che mi circonda come se fosse lui a leggere me e non il contrario. Ha fatto male e l’ho amato per questo.

E’ il 32esimo libro di King che ho letto in ordine cronologico e sono contenta di continuare questo metodo, perché altrimenti non riuscirei a cogliere alcuni collegamenti come quello che c’è in questo libro, che ci riporta indietro al libro precedente Il gioco di Gerald.

Editore: Sperling & Kupfer
Copertina rigida: 15,00€
Copertina flessibile: 9,40€
Formato Kindle: 7,99€
Pagine: 278

Wolf Hall di Hilary Mantel

Wolf Hall racconta una parte della vita di Thomas Cromwell, primo ministro del Re Enrico VIII dal 1532 al 1540, ma in questo libro si arriverà fino al Luglio 1535 dopo due anni di regno di Anna Bolena che ha aiutato a salire al trono accanto a Enrico.

Si parte dalle umili origini in cui, figlio di un fabbro, non se la passava benissimo in quanto veniva vessato e umiliato ripetutamente dal padre, carattere ribelle, riuscì a fuggire grazie a qualche aiuto famigliare ed esterno. Si arruolò nell’esercito francese, combattendo contro i suoi stessi connazionali, fece il banchiere a Firenze e divenne un commerciante di tessuti ad Anversa. Intelligente, astuto, non si è mai dato per vinto fino a lavorare prima con il cardinale e arcivescovo Thomas Wolsey e poi per il Re, divenendo addirittura conte di Essex.

Il libro è il primo di una trilogia di cui fanno parte anche Anna Bolena, una questione di famiglia e Lo specchio e la luce.

Ho trovato lo stile di scrittura della Mantel non in linea con le mie corde. Spesso confusionario mentre passava dal discorso diretto contrassegnato dalle caporali, a discorsi senza nessun tipo di virgolette, confondendo spesso la narrazione dal discorso. Oltretutto i salti temporali spesso non sono segnalati. Insomma, spesso e volentieri ho dovuto rileggere ciò che avevo appena letto per capire meglio cosa stesse succedendo e chi stava parlando con chi. E’ stata una faticaccia.

Nonostante non mi sia piaciuto lo stile di scrittura della Mantel, la storia è avvincente, complice anche il fatto che amo particolarmente il periodo storico non riuscivo a smettere di leggere, ogni minuto era buono per prendere il libro e leggere.

Ora ho il dilemma se continuare o meno la trilogia, perché se da una parte sono curiosa di continuare la storia (che comunque conosco), dall’altra mi trattiene il fatto di non aver apprezzato appieno lo stile di scrittura. Vedremo più in là.

Voi lo avete letto? Amate questo particolare periodo storico dell’Inghilterra?

Editore: Fazi Ediore
Copertina rigida: 20,00€
Copertina flessibile: 15,67€
Formato Kindle: 9,99€
Pagine: 779

Corpi freddi di Kathy Reichs

Corpi freddi è il primo di diversi libri dedicati alla dottoressa Temperance Brennan, antropologa forense che lavora a Montréal presso il Laboratoire des Sciences Judiciaires et de Médecine Légale della della provincia del Québec. Qualcuno forse si starà chiedendo se è la stessa Brennan del telefilm Bones, in cui viene interpretata da Emily Deschanel e affiancata da David Boreanaz. Si e no. Il telefilm è liberamente ispirato ai libri della Reichs, Brennan è effettivamente un’antropologa forense e si occupa dei casi che le affidano con una intelligenza fuori dal normale, ma le similitudini terminano qui. Il telefilm resta comunque un ottimo lavoro che ho amato e seguito negli anni, se volete lo potete reperire su Disney+. Ma i libri, ah, come sempre i libri sono tutt’altra cosa.

Sapevo già da tempo che Bones era ispirato ad una serie di libri thriller, ma non mi ero ancora decisa a leggerli. Ho iniziato ovviamente dal primo, Corpi Freddi, di cui mi sono innamorata. L’unica nota dolente è che ogni tanto si perde in dettagli a mio avviso irrilevanti al caso, ma resta comunque di un ritmo abbastanza incalzante, in cui ti chiedi chi è stato a fare una determinata cosa, stimolandoti così ad andare avanti e a mettere giù il libro controvoglia.

In questo primo libro Temperance, si trova a dover decidere se fare solo il suo lavoro o far presente ai detective che il caso a cui stanno lavorando potrebbe essere opera di un serial killer, visto che ha trovato delle similitudini con altri casi. Sarà dura farsi spazio tra i detective, molti maschilisti, alcuni diffidenti perché non è una detective, ma alla fine risulterà prezioso il suo aiuto. Aiuto che le costerà molto, perché dovrà vivere con la paura che il serial killer la scovi, si sente seguita, spiata, ha paura per i suoi cari, si ritrova nel giro di qualche settimana avvolta da avvenimenti che a stento riesce a seguire senza perdere la testa.

Temperance Brennan è un ex alcolista, sta uscendo da un matrimonio dove ancora è innamorata del suo ex marito e con cui hanno in comune una bella e brava ragazza. Vive con il suo gatto Birdie e ama il suo lavoro, anche se a volte si fa coinvolgere troppo.

Io ho intenzione di recuperare tutti i libri che la riguardano. Voi la conoscete o la vorreste conoscere? Dimenticavo: è sarcastica al punto giusto e questo non guasta mai.

Editore: Bur
Copertina Rigida: 42,80€
Copertina flessibile: 11,40€
Formato Kindle: 7,99€
Pagine: 564

Quando le montagne cantano di Nguyễn Phan Quế Mai

“C’è solo un modo per parlare della guerra: onestamente. Soltanto con l’onestà, possiamo conoscere la verità.”

Avete mai letto col magone per quasi tutta la durata di un libro? A me è capitato proprio questo con Quando le montagne cantano. Come da introduzione, il libro parla di come la guerra, carestie, dittature e rivoluzioni, ha cambiato più volte il corso della storia di una famiglia, segnandola per diverse generazioni. Il tutto però, nonostante la crudezza dei fatti, è raccontato con una delicatezza struggente da farti tenere con il fiato sospeso, con la paura che da un momento all’altro, tutto l’equilibrio che con fatica Dieu Lan, la capostipite di questa famiglia, crolli da un momento all’altro. E’ proprio grazie a Dieu Lan che questa famiglia vive, seppur separata a causa della guerra in Vietnam, le invasioni francesi, giapponesi, le lotte interne tra poveri, affamati e ricchi. Dieu Lan è una donna forte, seppur con le sue debolezze, che ricaccia indietro per salvare i suoi bambini nei primi del novecento e più avanti per salavare e crescere la sua nipotina, rimasta sola dopo che il padre e la madre vennero risucchiati dalla guerra.

E’ un romanzo struggente, forte, di impatto, difficile da dimenticare o mettere da parte. Ho faticato a posarlo quando dovevo, perché non avrei voluto e quando ormai lo stavo per finire avrei voluto fermarmi o andare avanti all’infinito per restare con quella famiglia.

Ho scoperto e letto questo libro grazie alla challenge Leggi le saghe famigliari con Ciffa di Alice su Instagram.

Vorrei dirvi un’ultima cosa: leggetelo, non solo perché è tratto da una storia vera, ma perché certe cose devono essere conosciute, si deve sapere cosa hanno provato e subito alcuni popoli a causa delle guerre.

Editore: Nord
Formato Kindle: 9,99€
Copertina flessibile: 17,10€
Pagine: 384

Il gioco di Joaquin di Roberta Battini

“Sai, il tempo è spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. Ma mi auguro che questo non sia il tuo caso.”

Joaquin è un alcolizzato, che abita in una vecchia cantina dove ha trovato un oggetto magico che lo farà diventare un dio, certo non per tutti, ma solo per gli abitanti dell’oggetto. Si tratta di una casa delle bambole, in cui appunto vivo, letteralmente, delle bambole. Dal giorno in cui una di loro vide per la prima volta gli occhi rossi di Joquin che scrutava all’interno della casa, venne considerato il loro dio. Come la maggior parte degli dei, anche Joquin ha i suoi vizi e capricci e per movimentare un po’ la sua vita da spacciatore, crea un gioco che le bambole dovranno seguire per poter uscire dalla casa. In questo gioco le bambole non risparmiano colpi bassi, si torturano, si uccidono tra loro pur di recuperare sette chiavi per poter uscire dalla casa e unirsi con il loro dio.

Un hunger games che mi ha tenuta incollata alle pagine, pagine che ho divorato in meno di ventiquattro ore, tenendomi con il fiato sospeso, facendo il tifo per la più meschina e furba delle bambole. Vi ho detto che ognuna ha un potere particolare? Sarà che sono stata talmente tanto rapita dal racconto che non ho trovato cose che mi hanno fatto storcere il naso, mi è piaciuto dall’inizio alla fine e anzi, mi piacerebbe leggere un continuo se ci sarà.

Se vi piacciono i libri un po’ cruenti, in cui un gruppo di persone si sfidano all’ultimo sangue per arrivare alla fine del gioco, questo è il libro per voi!

Formato Kindle: 0,99€
Pagine: 180

La trilogia della nebbia di Carlos Luis Zafón

La trilogia è un insieme di tre distinte opere di uno stesso autore (di genere narrativa, cinematografica o altro) collegate da una forte connessione tematica o anche stilistica tra di loro, che possano essere considerate sia come singole opere indipendenti sia come un unicum artistico.

Sì, sono dovuta andare a cercare la definizione di trilogia perché speravo di trovare una connessione tra i tre libri, un comun denominatore che mi facesse pensare ad un collegamento tra i tre, magari un personaggio, un avvenimento, un luogo, ma non l’ho trovato. Sono tre libri diversi, con personaggi diversi, in luoghi e tempi diversi e questo mi ha un po’ deluso. Ciò non toglie che le tre opere mi siano piaciute, anzi.

Il principe della nebbia è stato il primo e nonostante sia il primo libro di Zafón e quindi un po’ acerbo, mi è piaciuto davvero tanto. Le ambientazioni marinaresche, le coste colpite dai nubifragi, questa nebbia che fa sembrare tutto tetro, che dire poi delle statue che incutono timore. Ho amato anche i personaggi, che nonostante non siano caratterizzati al massimo, non si può non apprezzarli. Senza fare spoiler ho amato il finale straziante e inaspettato.

Il palazzo della mezzanotte questo secondo libro della trilogia l’ho trovato più lento, a volte dava l’impressione di voler allungare il brodo. Mi ha lasciato tanti dubbi, come il perché Jawahal dovesse per forza uccidere il figlio che non sceglieva come “contenitore” della sua anima. E perché ha scelto proprio Sheree? Forse mi sono persa qualcosa durante la lettura? Illuminatemi.

Le luci di Settembre In questo terzo e ultimo libro della trilogia, ci troviamo a combattere contro ombre assassine, una in particolare. Anche questo carino, ma le azioni sono troppe per arrivare al dunque, si legge un’infinità di scene in cui si cerca di scappare/lottare contro il male o qualsiasi altra cosa.

Probabilmente ho fatto male a leggere questi tre libri insieme, forse li avrei apprezzati di più separatamente, letti nel tempo, ma ormai è andata e so che prima di leggere nuovamente Zafón ci passerà parecchio tempo.

Voi avete letto questa trilogia o uno dei tre libri o qualche altro libro di Zafón? Vi sono piaciuti? Fatemelo sapere nei commenti.

Editore: Libri Mondadori
Copertina rigida: 23,75€
Formato Kindle: 12,99€
Pagine: 468

Il gioco di Gerald di Stephen King

“In questi ultimi mesi mi sono convinta sempre più che la ragione per cui un uomo ti infila un anello al dito è che la legge non gli permette più di infilartene uno al naso”.

E’ da qualche tempo ormai che Gerald propone giochi sempre più particolari alla moglie Jessie, uno di questi sono i polsi di lei legati. Se dapprima usavano un foulard, ora Gerald è riuscito a procurarsi manette vere da poliziotto vero. Ma vero sarà anche l’infarto che lui avrà dopo un calcio che Jessie gli pianta in pieno petto a seguito di svariate richieste da parte di lei di slegarla perché si sentiva umiliata, ma sotto c’era anche altro e il libro si centra soprattutto su quel altro. Jessie rimarrà ammanettata al letto per un tempo che a lei, e al lettore, sembra interminabile. Dentro di lei non c’è solo la paura di morire su quel letto tra crampi e convulsioni dovuti alla mancanza di cibo e acqua, ci sono anche i ricordi di un trauma che ha subito quando era ancora un bambina, alle soglie dell’adolescenza e le voci dentro di lei l’aiuteranno a metabolizzare e analizzare ciò che le è successo.

Quando mi approccio ad un libro di King non voglio sapere nulla della trama, quindi anche per questo libro non sapevo esattamente cosa aspettarmi, forse qualcosa di troppo spinto per i miei gusti, invece ho trovato pane per i miei denti, solo che quel pane aveva denti più forti ed affilati dei miei e mai mi sarei aspettata che mi toccasse nel profondo parlando di violenza sulle donne. Ma infondo da King dovevo aspettarmelo no? Nei suoi libri c’è sempre quel qualcosa di vero in cui si nasconde realmente l’horror e non sono i mostri come King o i Tommyknockers, ma sono mostri umani che ci levano il sonno. King ti schiaffa di fronte ad uno specchio e ti mostra quali sono i tuoi mostri, quelli che ti porti dentro fin da bambina/o, quelli che ti si siedono sul petto la notte e non ti fanno respirare, quelli che a volte si trasformano in te e ti fanno fare cose che non vorresti, cose che non dovresti fare.

C’è stato un momento in cui ho pensato di chiudere il libro e metterlo da parte, non riuscivo ad andare avanti proprio per il fatto che parlava di cose reali, di violenza sulle donne, su come ci sentiamo ogni volta che gli uomini si rivolgono a noi in una certa maniera, come se fossimo solo oche di porcellana. E per questo ringrazio il buon vecchio zio Steve, perché non è da tutti riuscire a capirci, ma lui l’ha fatto e l’ha fatto anche bene.

Editore: Speling&Kupfer
Copertina flessibile: 8,72€
Copertina rigida: 13,00€
Formato Kindle: 7,99€
Pagine: 374

Klara e il sole di Kazuo Ishiguro

Klara è un robot umanoide di generazione B2 ad alimentazione solare, ma non è solo questo, non lei. Klara prova affetto per la Direttrice del negozio, prova curiosità per il mondo che vede dalla vetrina, cerca di capire i meccanismi che muovono i sentimenti degli esseri umani. Klara, dalla vetrina del negozio in cui è esposta, osserva il mondo andare avanti, mentre si bea dei caldi raggi del sole. Condivide la vetrina con la sua amica Rosa, che dopo essere stata acquistata non si rivedranno mai più, anche se ne avrà notizie più avanti. Klara viene scelta dalla quattordicenne Josie, dopo diversi incontri attraverso la vetrina, Josie si accorge che è lei quella che vuole, perché è diversa dagli altri robot umanoidi, chiamati AA. Josie però è gravemente malata e Klara farà di tutto per salvarla, con l’aiuto di un amico speciale di Josie e di chi le vuole bene, come la madre e il padre.

I momenti emozionanti non mancano, come anche qualche sorriso, anzi, devo dire che mi è scappato proprio da ridere. Mi sono emozionata molto con questo libro e ogni volta che lo mettevo via non vedevo l’ora di riprendere la lettura, perché volevo sapere cosa sarebbe accaduto a Josie e a Klara. Ho apprezzato ogni personaggio, sono stati descritti in maniera tale da provare diversi sentimenti a seconda del personaggio e a seconda della situazione. Per niente piatto e di una delicatezza degna dei raggi del sole mentre lasciano il passo alla notte. E’ il classico libro che chiudi con soddisfazione e pensi che vederne la trasposizione cinematografica sarebbe splendido!

Non avevo mai letto niente del genere e dopo questo libro mi piacerebbe leggere qualcos’altro del genere. Voi avete mai letto libri su androidi? Se si, mi consigliate qualche titolo?

Editore: Einaudi
Copertina rigida: 18,52€
Audiolibro: 9,99€
Formato Kindle: 9,99€
Pagine: 250

Buffy the vampire Slayer

Avete un telefilm del cuore?

Buffy è nata nel 1992 con un film flop. Fortunatamente il suo creatore, Joss Whedon, non si diede per vinto e creò qualcosa di inimmaginabile, qualcosa che nessuno ancora aveva mai pensato di creare. Da un flop creo un mito con il il telefilm di Buffy the vampire Slayer Con un cast che oggi conosciamo proprio grazie a quel telefilm, come Sarah Michelle Gellar (Buffy), Alyson Hannigan (Willow), Nicholas Brandon (Xander), Anthony Stuart Head (Giles), James Masters (Spike), David Boreanaz (Angel) e tanti altri, la lista è lunga.

Buffy è la storia di una ragazza, la prescelta per combattere contro le forze del male, demoni, vampiri, con una forza e una velocità soprannaturali. Ma Buffy sono non è solo questo. In sette anni si è evoluta, tutti i personaggi sono cresciuti, nessuno è stato lasciato indietro, tutti hanno avuto una buona caratterizzazione in modo da conoscerli profondamente uno dopo l’altro.

Cosa è stata per me Buffy? Molto e ancora di più. Ho vissuto una parte della mia vita con questo telefilm, ho vissuto alcuni stessi drammi e mi ha aiutato a capire cos’è che di me non conoscevo, cose a cui non sapevo dare un nome. Mi ha insegnato l’autoironia, la forza di difendere chi non riesce a difendersi da solo. Con Buffy ho riso, ho pianto, ho ballato, ho odiato e ho amato. E ogni volta che rivedo questa serie tv me ne innamoro ancora follemente e ogni volta con occhi diversi.

Quelli che vedete in foto sono alcuni fumetti della serie, che ho acquistato tempo fa e vorrei recuperare finalmente anche gli altri, perché la storia continua.

Avrei un milione di cose da dire, di esperienze vissute grazie a Buffy, di amicizie trovate grazie a Buffy e sì lo so che state leggendo e dico proprio a voi, vi voglio bene e sarete sempre nel mio cuore.

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